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Solstizio d’estate

Solstizio d’estate

Solstizio d’estate, articolo di Anita Conrad, trad. Katrin Röh

Il percorso annuale del sole progredisce e quando entra nel segno zodiacale del cancro festeggiamo il giorno più lungo dell’anno.
Mentre il solstizio d’inverno grazie al Natale oggi è la festa più importante dell’anno del cristianesimo – e nei nostri tempi di consumismo anche dei commercianti – il solstizio d’estate è quasi sparito dalla nostra tradizione.
Solo nei tempi più recenti il solstizio d’estate viene di nuovo festeggiato, prevalentemente da persone con orientamento spirituale e attenti alla natura.

La chiesa ha trasformato questa festa un tempo ‘eretica’ nel giorno di San Giovanni. Il 24 giugno si festeggia San Giovanni Battista che secondo la leggenda venne decapitato a mezzanotte del giorno più lungo dell’anno. In genere però questo giorno non è una festa nazionale ma una giornata di lavoro come tutte le altre.
Un tempo però era diverso: per 12 giorni si festeggiavano i giorni più corti e le notti più lunghe dell’anno, le “Raunächte”, così come il solstizio d’inverno. Era un periodo di ritiro interiore, di silenzio e di spiritualità.
Il solstizio d’estate invece era una festa della fertilità, del ringraziamento e della gioia con la quale si onorava la luce del sole, rappresentandolo con fuochi e ruote di fuoco.

Luce e buio sono le due metà della ruota della vita che ritroviamo in molti miti come due fratelli, re o divinità.
Presso i germani era il dio della luce Baldur che alla fine trova la morte per mano del fratello Hönur. Presso i celti invece era il dio del sole Belenos il cui regno inizia con la luna piena di maggio e che adesso, al momento del solstizio d’estate, raggiunge il suo culmine per poi finire con la luna piena di agosto.
La regina della vegetazione Belisana porta in grembo i frutti della terra – un chiaro richiamo al segno zodiacale del cancro, principio materno e nutriente per eccellenza.

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Luce e calore del sole vengono simboleggiati dal fuoco che è al centro della festa del solstizio d’estate. Ancora oggi si accendono grandissimi fuochi oppure ruote di fuoco che poi vengono fatti rotolare giù a valle nelle zone montuose.
Si ballava intorno ai fuochi e gli innamorati saltavano sopra le fiamme tenendosi per mano, per confermare la forza del proprio amore “a prova di fuoco”.
Alle fiamme veniva attribuito un effetto purificante per l’anima e avrebbero portato salute a chi le attraversava.
Anche un raccolto buono veniva assicurato così. Alla fine si portava un ceppo incandescente a casa per estendere la protezione benevola del fuoco anche alla propria casa.
Gundelrebe
Coperti soltanto da una cintura fatta di erba di San Giovanni, artemisia e verbena e in testa una corona di fiori si ballava intorno al fuoco durante la notte e alla fine la cintura veniva bruciata nel fuoco per allontanare così sfortuna e infertilità.
Johanniskraut
Il periodo del solstizio d’estate era anche un momento importante per raccogliere quelle erbe mediche che in questo periodo dell’anno sono al massimo della loro vitalità: erba di San Giovanni, calendula, sambuco, arnica, achillea, verbena, artemisia, verbascum e glechoma.
Che sono nove erbe mediche non è un caso: nove è il numero sacro per l’erboristeria più antica.
ArtemisiaVulgaris
Dopo essere stati raccolti, queste nove erbe mediche venivano passati velocemente nelle fiamme per aumentare ancora di più i loro poteri curativi.
Inoltre si preparavano “pasticcini di sambuco” – fiori di sambuco fritti in un impasto di birra e farina. Il sambuco aveva la fama di essere un afrodisiaco e anche con altre erbe profumate si aromatizzavano i letti.
I campi venivano benedetti per garantire fertilità e raccolti ricchi, a volte anche laghi, pozzi e fonti venivano purificanti e addobbati con fiori.

Il periodo del solstizio d’estate è un momento speciale nel quale abbiamo la possibilità di entrare in contatto con altri mondi, la nostra anima, i nostri sogni.

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